Gli esami non finiscono mai…

Giovani con zaini e valigie. Stazione Centrale? Linate?

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No… Politecnico di Milano. Esame di stato per ingegneria

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3 giorni di scritto a fine Novembre, risultati a inizio Febbraio, eventuale orale subito dopo. 250 euro di iscrizione. Le valigie? I libri erano ammessi, le valigie li contenevano.

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L’esame è una mezza pagliacciata. I temi d’esame sono difficilissimi, quasi impossibili, ma permettono di parlare in aula, permettono di utilizzare qualunque libro, si riesce comodamente a fare l’esame in comunità e a scambiarsi le soluzioni. Scene del tipo che il presidente dice mentre dà le istruzioni per l’esame: “Ragazzi un po’ di silenzio.. parlate dopo..” o una professoressa rimprovera “Ragazzi sento le risoste fin da qui..” e si sente rispondere dall’alto “Sono giuste?”

Quello che mi ha stupito di più è stata la reazione dei miei colleghi ingegneri sfigati, si sono divisi in due categorie…Quando hanno visto il testo di quell’esame difficilissimo si sono terrorizzati. Facce spaesate, in crisi, non sapevano cosa fare…

  • Così alcuni hanno deciso di andare contro alla loro etica di secchioni che non permettono agli altri di copiare i loro compiti o chiedere con uno “shhh” di abbassare la voce, in modo che si possano concentrare… e si sono dati al parlare e al copiare dagli altri. E’ un modo di adattarsi alle situazioni, di fare qualunque cosa pur di ottenere un risultato.
  • Il secondo gruppo invece si è arreso. Si è ritirato. Ho visto gente rinunciare il primo giorno, con 6 ore a disposizione, dopo 20 minuti. Oltre all’umiliazione di non avercela fatta, e ai 250 euro buttati in 20 minuti, c’è il grosso fatto che l’esame l’avrebbero superato, se si fossero adattati e avessero copiato. Ma non l’hanno fatto. La loro integrità di secchioni non gliel’ha permesso.

Parlerò dell’arrendersi in un prossimo post. Per ora voglio focalizzarmi su questo fatto: è giusto rinunciare momentaneamente alle proprie convinzioni, alla propria morale, per superare un problema? Oppure è meglio non abbandandonare ciò in cui si crede e fallire?

Io penso che a volte, le proprie convinzioni, possano essere mandate a fare in culo. Ma quand’è che un risultato giustifica questo? Dov’è il confine tra essere delle puttane di credo e fare la cosa giusta per ottenere ciò che desideriamo?

P.S. Un grazie a Zhao per il nuovo logo.

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5 Responses to Gli esami non finiscono mai…

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